Per secoli l’uomo aveva sognato di viaggiare nel tempo. Nel 2061, grazie al dottor Ernest Voss, quel sogno divenne realtà.
Loren scelse il 17 ottobre 2041, la sera in cui aveva investito un uomo dopo una distrazione. Da allora il senso di colpa aveva condizionato ogni scelta della sua vita.
Gli applicarono al polso il dispositivo temporale e gli ricordarono la regola: osservare senza intervenire. Alle 19:12 Loren comparve nel parcheggio sotto casa. Sapeva che alle 19:27 sarebbe salito in macchina e, poco dopo, avrebbe travolto Dick Maineim. Conosceva la regola, ma era stanco di convivere con quel senso di colpa. Estrasse quindi un punteruolo nascosto nella giacca e forò entrambe le gomme anteriori.
Vide se stesso uscire dal portone e si nascose dietro un furgone. Il Loren di allora raggiunse l’auto, si accorse delle gomme a terra, imprecò e telefonò a Paul per dirgli che non sarebbe potuto partire. Alle 19:31, l’ora in cui sarebbe dovuto avvenire l’incidente, Loren tornò a respirare: quell’uomo era ancora vivo. Per la prima volta dopo anni sentì il peso del senso di colpa allentarsi: nessun corpo sull’asfalto, nessun processo, nessuna notte trascorsa a rivivere quei secondi.
Alla stessa ora però accadde qualcosa di inspiegabile: il dispositivo temporale che aveva al polso si dissolse. Preso dalla paura e dalla disperazione, girovagò per il quartiere, sempre più agitato, cercando di dare una spiegazione a quanto accaduto.
Poco dopo le 21 passò accanto a un bar. La radio interruppe la musica con una notizia urgente: il professor Ernest Voss era stato assassinato quella sera. L’omicidio era avvenuto pochi minuti prima. L’assassino era Dick Maineim.
Voss stava conducendo gli studi che vent’anni dopo avrebbero reso possibile il viaggio nel tempo.
Il viaggio nel tempo quindi non era mai esistito, e nemmeno il futuro da cui Loren era partito.

