Per due secoli l’uomo si era spinto sempre più lontano nello spazio. Alle prime stazioni erano seguiti gli avamposti e poi le colonie, disseminate su pianeti sempre più distanti. L’espansione sembrava non avere un limite, finché l’umanità incontrò una civiltà che non era disposta a lasciarla continuare.
Gli alieni non cercarono un contatto. Attaccarono le colonie, distrussero le forze mandate a difenderle e avanzarono verso il Sistema Solare. Quando arrivarono alla Terra, di due secoli di espansione umana non restava quasi più nulla. Sulla Terra si cercava ancora un modo per fermarla, ma nello spazio era rimasta una sola nave militare umana.
Tre unità si staccarono dalla formazione nemica e puntarono verso di lei. Una si portò davanti alla cabina di pilotaggio, mentre le altre due si allargarono sui fianchi. Il comandante ordinò di aprire il fuoco prima che completassero la manovra. La prima salva raggiunse una delle navi laterali e la fece esplodere.
La risposta aliena arrivò subito. Un colpo devastò i ponti inferiori, un altro mandò fuori uso gran parte dei sistemi. Poco dopo tacquero anche i cannoni principali. La nave continuò a combattere con le poche armi rimaste, finché anche l’ultima cessò di funzionare.
Davanti a loro restavano due unità aliene. La più grande continuava ad avvicinarsi. Il comandante controllò i sistemi: lo scafo stava cedendo, il reattore era instabile, ma i motori funzionavano ancora. Disattivò il pilota automatico, trasferì alla propulsione tutta l’energia disponibile e puntò la prua verso il nemico.
L’ultima nave umana accelerò. Gli alieni aprirono nuovamente il fuoco. Un colpo strappò parte dello scafo, ma la nave continuò ad avanzare fino a scontrarsi con la nave aliena.
L’esplosione inghiottì entrambe le astronavi. L’ultima nave umana scomparve insieme al suo avversario. La battaglia era ormai perduta, ma gli alieni avevano imparato che gli uomini non si sarebbero arresi.

