High fantasy

Gli immortali di Ashal

Vasca rettangolare di pietra con acqua fumante nel mezzo di un vasto deserto roccioso

A centonovantasei anni, Saren vide la prima ruga accanto all’occhio sinistro. La nascose per mesi con le polveri dorate degli elfi della sabbia, ma quando comparve la seconda decise di raggiungere la fonte di Ashal.

Si trovava a tre giorni di cammino dalla città, in una pianura dove non cresceva nulla. Tutti conoscevano il suo potere: bastava immergersi fino al collo e restare nell’acqua per cento respiri perché il corpo tornasse alla piena maturità e smettesse per sempre di invecchiare. Saren aveva visto gli Immortali attraversare i mercati avvolti nei loro veli, senza mai mostrare il volto.

Quando raggiunse la vasca, nessuno la sorvegliava. Le pietre avevano migliaia di anni, eppure sembravano appena posate; sui muretti non c’era nemmeno un granello di sabbia. Facendo il giro del bordo, Saren trovò un’incisione: L’immortalità ha il suo prezzo.

Pensò agli elfi che avevano scelto di invecchiare e a quelli che, usando la fonte, avevano visto morire figli, compagni e amici. Quello doveva essere il prezzo. Tra il suo popolo, però, la bellezza decideva matrimoni, incarichi e prestigio, e Saren era arrivato fin lì proprio per conservarla.

Si immerse. L’acqua bruciava sempre di più e al quarantesimo respiro fu sul punto di uscire, ma vide le proprie mani ringiovanire e resistette fino a cento. Quando si trascinò fuori, il suo corpo era di nuovo giovane e vigoroso.

Il giorno seguente raggiunse l’oasi di Dredful. Mentre riempiva le otri vide il proprio riflesso nell’acqua e per qualche istante non riconobbe il volto: la pelle era deturpata e i lineamenti deformati.

Solo allora comprese il significato dell’incisione.

Quando tornò ad Ashal indossava un velo. Da quel giorno nessuno vide più il suo volto.



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