Da alcune settimane l’inquilino dell’interno 9, al quarto piano, sentiva rumori provenire dalla mansarda. Poco dopo mezzanotte arrivavano lievi scricchiolii dal soffitto, come se qualcuno camminasse lentamente sopra di lui. Poi, dalla porta in cima alle scale, si sentiva la maniglia abbassarsi lentamente, senza che la porta si aprisse. Subito dopo cominciavano i passi, rapidi e pesanti, sempre più vicini. Scendevano fino al quarto piano e lì si fermavano.
Più volte Marco aveva aspettato che i passi si fermassero e poi aveva guardato dallo spioncino. Il pianerottolo era sempre vuoto. Una mattina salì fino alla mansarda, ma trovò la porta chiusa a chiave.
Una notte Marco rientrò poco prima delle due. Le scale erano illuminate dalle lampadine dei pianerottoli, una a ogni piano. Quando arrivò al quarto e infilò la chiave nella porta dell’interno 9, la lampadina del pianerottolo esplose all’improvviso, lasciando il quarto piano al buio.
Dalla mansarda arrivò un colpo secco. Subito dopo qualcosa cominciò a correre giù per le scale. Marco rimase con la mano sulla chiave mentre i passi si avvicinavano sempre più velocemente. Non ebbe nemmeno il tempo di voltarsi. Il rumore raggiunse il pianerottolo e si fermò alle sue spalle.
La mattina seguente la vicina lo incontrò sulle scale. Marco la salutò come sempre, ma passando accanto a lui notò qualcosa di diverso nei suoi occhi e uno strano ghigno sul volto. Quando gli rivolse la parola, Marco rispose chiamandola con un altro nome.
Quella notte, poco dopo mezzanotte, dalla mansarda non arrivò alcun rumore. Asmodeo, nel suo nuovo corpo, aprì la porta dell’interno 9. Per la prima volta, i passi non scesero dalla mansarda: partirono dalla casa di Marco e continuarono verso la città.

