Esplorazione

Le parole sepolte

Sei antiche anfore con iscrizioni consumate, nascoste dietro un muretto di pietre all’interno di una grotta buia illuminata artificialmente

La jeep si era insabbiata e una delle ruote era sprofondata quasi fino al mozzo. Dopo mezz’ora passata a scavare, i quattro esploratori decisero di fermarsi. Il telefono satellitare funzionava ancora. Individuarono la loro posizione GPS e comunicarono le coordinate ai soccorsi: sarebbero arrivati in circa quattro ore.

Fu Karim a notare la parete rocciosa, scura e verticale, a meno di un chilometro dalla pista. L’idea di aspettare quattro ore accanto alla jeep sotto il sole rese quella camminata quasi invitante.

Alla base della parete trovarono una fessura abbastanza larga da lasciar passare una persona. Dietro si apriva una cavità poco profonda. Sul fondo, protette da pietre disposte con cura, c’erano cinque anfore sigillate. Nessuno tentò di aprirle. Miriam fotografò il ritrovamento, poi uscì e contattò il Dipartimento delle Antichità della Giordania, inviando immagini e coordinate.

Quando arrivarono i soccorsi, i quattro tornarono alla jeep. Poco dopo la zona venne raggiunta anche dai funzionari del Dipartimento e dalle autorità locali. Le anfore furono lasciate al loro posto fino all’arrivo degli archeologi e, nei giorni successivi, trasferite in un laboratorio specializzato.

La prima conteneva rotoli di papiro in uno stato di conservazione eccezionale. Analisi e datazione richiesero settimane; poi cominciarono le trascrizioni.

I frammenti appartenevano a testi biblici già conosciuti, ma presentavano differenze che andavano ben oltre semplici variazioni di traduzione. Alcuni passi erano più estesi, altri dicevano qualcosa di diverso. Intere frasi presenti nelle versioni tramandate nei secoli mancavano, mentre comparivano brani assenti dalle tradizioni manoscritte successive.

Quando Miriam ricevette il rapporto preliminare, lo lesse due volte. Quei papiri conservavano versioni precedenti a molte delle modifiche introdotte nei secoli successivi.

Per la prima volta, ciò che era stato aggiunto, eliminato o modificato poteva essere confrontato con parole rimaste sepolte nel deserto per quasi duemila anni.



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