Distopia

La doppia società

Una larga scala vuota sale da un ambiente sotterraneo verso un’uscita illuminata dal sole, con lunghe ombre sui gradini

Il giorno del suo cinquantesimo compleanno, Aron ricevette una tuta protettiva, un contatore Geiger e viveri per tre giorni.

A Down City nessuno chiamava quella procedura espulsione. Da generazioni era chiamato il Programma di Ricostruzione. Dopo la Terza guerra mondiale, i sopravvissuti avevano costruito città sotterranee per sfuggire alle radiazioni e il Leader Supremo aveva stabilito che ogni cittadino dovesse contribuire fino ai cinquant’anni. Dopo quella soglia, avrebbe fatto parte del Programma di Ricostruzione. In superficie.

Aron aveva sempre saputo che sarebbe arrivato quel giorno. Aveva visto colleghi, vicini e suo fratello maggiore imboccare lo stesso corridoio verso la superficie, sapendo che per i membri del Programma il ritorno a Down City era vietato.

Una guardia aprì la prima porta. Aron la attraversò. Si ritrovò a superare corridoi quasi bui e diverse paratie metalliche, richiudendole alle proprie spalle prima di aprire le successive, finché dopo l’ultima trovò una scala. Quando raggiunse la superficie, il sole lo costrinse a coprirsi gli occhi: in cinquant’anni non aveva mai visto la luce naturale. Intorno c’erano edifici crollati, carcasse di automobili e strade invase dalla vegetazione. Il contatore Geiger crepitava, ma i valori gli permettevano di proseguire.

Oltre le rovine notò una sottile colonna di fumo e decise di raggiungerla. Camminò per quasi tre giorni, dormendo negli edifici abbandonati e razionando acqua e viveri. Nel pomeriggio del terzo giorno arrivò ad alcune case riparate, circondate da orti e cisterne. Le persone lavoravano ai tetti, trasportavano materiali e coltivavano la terra. Molte avevano chiaramente più di cinquant’anni, ma c’erano anche giovani e bambini.

Un uomo smise di lavorare e gli andò incontro. Aron lo riconobbe.

Era suo fratello.

Per qualche secondo nessuno dei due si mosse. Aron guardò il contatore Geiger, poi le case, gli orti e i bambini che correvano tra gli edifici. Down City gli aveva insegnato che fuori si poteva soltanto sopravvivere. Davanti a lui, qualcuno aveva ricominciato a vivere.



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