Dramma realistico

Una candela per domani

Cucina buia illuminata da una candela accesa sul tavolo, con una cena semplice preparata per una sola persona

Marco aveva quarantadue anni e da sette mesi non lavorava più. All’inizio aveva continuato a svegliarsi alle sei, come quando entrava in fabbrica. Poi aveva smesso. La sveglia era rimasta sul comodino, spenta, e le mattine avevano cominciato a somigliarsi tutte. Quella sera rientrò con una busta di pane, mezzo chilo di pasta e tre euro nel portafoglio. Aveva passato il pomeriggio in un’agenzia interinale, compilando per l’ennesima volta gli stessi moduli e ripetendo le stesse disponibilità. Alla fine gli avevano detto che lo avrebbero richiamato.

La corrente era stata staccata due giorni prima. Accese una candela e la mise al centro del tavolo. Il frigorifero era spento e quasi vuoto; dentro erano rimasti una bottiglia d’acqua e mezzo barattolo di sugo ormai da buttare via. Preparò poca pasta, lasciando il resto per i giorni successivi. Sul tavolo c’era una bolletta piegata in quattro. Non la aprì. Conosceva già la cifra e sapeva di non poterla pagare.

Il telefono rimase muto. Gli amici avevano famiglia, figli, turni, mutui. Per mesi lo avevano invitato a uscire, poi lui aveva iniziato a rifiutare perché ogni birra, ogni cena, perfino un autobus erano diventati una spesa. Le telefonate si erano diradate fino quasi a sparire. Non aveva mai avuto una compagna con cui dividere una casa o una brutta giornata. Aveva provato a conoscere qualcuno, soprattutto da giovane, ma col tempo aveva smesso di aspettarsi che una donna potesse scegliere proprio lui.

Finì di mangiare e rimase seduto davanti alla candela. Dal piano di sopra arrivavano voci, passi, una televisione accesa. Dalla strada saliva una risata, poi il rumore di un’auto che si allontanava. Marco guardò la fiamma consumare lentamente la cera. Pensò alla colazione del mattino, alla cena del giorno dopo, alle altre sere che sarebbero arrivate. Poi spense la candela con due dita. Doveva farla durare.



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