Dramma realistico

La morte dell’arte

Parete di una galleria d’arte con diversi frutti fissati su grandi pannelli bianchi

Per quasi quarant’anni Vittorio aveva dipinto ogni giorno. Non era mai diventato famoso, ma aveva venduto abbastanza quadri da pagare l’affitto dello studio, comprare colori, tele, e continuare a lavorare. Negli ultimi anni, però, era cambiato tutto. Le mostre diminuivano, i clienti erano scomparsi e le gallerie che un tempo esponevano i suoi paesaggi e i suoi ritratti avevano cominciato a rifiutarli.

Quella mattina portò una nuova tela nella galleria con cui aveva lavorato più a lungo. Il direttore la osservò per qualche minuto, poi scosse la testa.

«È ben fatta, Vittorio. Ma oggi questo non interessa più.»

Nella sala accanto stavano preparando una nuova esposizione. Su quattro grandi pannelli bianchi erano fissati una mela, una banana, una fetta d’anguria e un grappolo d’uva. Accanto a ogni installazione c’era già il prezzo.

Vittorio rimase a guardarli. Il valore più basso era superiore a quanto avesse guadagnato con i suoi quadri negli ultimi trent’anni. Non disse nulla. Riprese la tela e tornò nello suo studio.

Quella sera rimase seduto davanti alle opere accumulate contro le pareti. Alcune avevano richiesto settimane, altre mesi. Pensò all’affitto arretrato, ai colori che non poteva più permettersi e alle telefonate del proprietario dello stabile.

Vittorio guardò ancora una volta il quadro. Non riusciva più a capire se valesse meno perché nessuno lo voleva o se fosse sempre stato lui ad attribuirgli un valore che gli altri non vedevano.

Poi pensò alla mela appesa nella galleria. Fuori da quella stanza sarebbe stata soltanto una mela. Dentro, aveva un titolo, un prezzo e qualcuno disposto a pagare per averla.

Vittorio abbassò lo sguardo sul proprio quadro e, per la prima volta, non seppe più dire dove finisse l’arte e dove cominciasse la speculazione.



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