Dramma realistico

L’ultimo turno di Carlo

Grande impianto industriale con ciminiere, tubazioni e strutture metalliche visto dall’esterno

L’ultimo turno di Carlo cominciò come tutti gli altri. Alle cinque e cinquanta indossò la tuta, lasciò il pranzo nell’armadietto e attraversò il reparto mentre alcuni suoi colleghi iniziavano a mettere in funzione le linee. Solo che quella volta, ogni pochi metri, qualcuno gli stringeva la mano o gli dava una pacca sulla spalla.

Dopo quarantadue anni sarebbe andato in pensione.

Avevano appeso un cartello vicino alla sala di controllo e nascosto una torta nel locale mensa che avrebbero tagliato a fine turno. Carlo fingeva di non sapere nulla. Continuò a lavorare come sempre, controllando pressioni, valvole e temperature con la stessa attenzione che aveva avuto il primo giorno.

Poco prima delle due arrivò il momento di fermare l’impianto. Era una procedura che aveva eseguito migliaia di volte: ridurre la pressione, chiudere due valvole in sequenza, attendere il segnale verde e soltanto dopo intervenire sul circuito secondario.

I colleghi si raccolsero alle sue spalle. Qualcuno cominciò ad applaudire. Un altro gli mise una mano sulla spalla e gli disse che quello sarebbe stato il suo ultimo spegnimento. Carlo si voltò e sorrise. Furono pochi secondi.

Quando tornò al quadro di comando, riprese la procedura dal punto che ricordava. Chiuse la seconda valvola senza accorgersi di non aver completato il passaggio precedente.

L’allarme scattò quasi subito. Carlo capì l’errore prima degli altri e corse verso il circuito secondario. Cercò di raggiungere la valvola manuale prima che la pressione superasse il limite.

La condotta cedette mentre aveva ancora una mano sulla leva.

Quando arrivarono i soccorsi, nel reparto non si sentiva più nulla. Il macchinario era fermo. Carlo era a terra, senza vita.

Nella mensa, la torta che avrebbero dovuto tagliare pochi minuti prima era ancora intatta.



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