Luca si trasferì nel palazzo a settembre. L’appartamento era piccolo ma economico e affacciava su un grande cortile interno, circondato dalle finestre delle altre ali dell’edificio. La prima sera notò alcune persone dietro le tende. Non ci fece caso. La seconda erano di più, immobili, appena visibili, con il volto rivolto verso la sua finestra.
Provò a ignorarli. Chiuse le tende e le riaprì dopo pochi minuti per controllare. Erano ancora lì. Nei giorni successivi la situazione peggiorò. Quando rientrava trovava sempre qualcuno affacciato, ma sulle scale quegli stessi condomini lo salutavano normalmente e negavano di averlo osservato.
Una sera Luca si accorse che nessuno guardava più lui. Tutti i condomini alle finestre guardavano verso l’appartamento di una donna anziana nell’ala opposta. Lei teneva le tende chiuse e, da quando Luca abitava lì, non l’aveva mai vista affacciarsi insieme agli altri. Quella notte sentì un urlo provenire dal cortile, poi silenzio.
La mattina seguente le tende dell’anziana erano aperte e l’appartamento sembrava vuoto. Luca fermò il portiere nell’androne.
«La signora del quarto piano dov’è?»
L’uomo continuò a pulire il pavimento.
«Non voleva stare alle finestre.»
Da quella sera i condomini tornarono a guardare Luca. Questa volta erano tutti. Due giorni dopo trovò una sedia davanti alla porta di casa e la portò dentro senza sapere perché.
Una settimana più tardi qualcuno affittò l’appartamento dell’anziana. Luca vide un uomo scaricare scatoloni, sistemare i mobili e aprire le tende. Quando scese la sera, le finestre intorno al cortile si riempirono di nuovo.
Luca sistemò la sedia davanti alla propria finestra. Esitò qualche secondo, poi si sedette.
Il nuovo inquilino alzò lo sguardo verso il cortile.
Luca era già lì.

