Quando preparava la sua specialità, il vecchio apparecchiava tutta la tavola, pur sapendo che avrebbe mangiato da solo. Davanti a ogni sedia sistemava un piatto, un bicchiere e, nel piatto, un piccolo pezzo della portata principale. Accanto al bicchiere lasciava anche un oggetto appartenuto alla persona a cui aveva assegnato quel posto: una fede, un orologio, una catenina, un portachiavi, un paio di occhiali.
Il vecchio ricordava a chi apparteneva ogni oggetto e non cambiava mai la disposizione dei posti. Erano persone che negli anni erano passate da quella casa. Alcune avevano chiesto acqua, altre di poter usare il telefono; una volta era arrivata una coppia con l’auto in panne poco lontano. Un uomo aveva cercato di scappare da una finestra quando si era accorto che la porta d’ingresso era stata chiusa a chiave, mentre una donna aveva continuato a chiamare il marito fino a perdere la voce. Nessuno di loro era mai ripartito.
Quella sera, però, c’era un posto in più. Accanto alla porta della cucina era rimasto lo zaino della ragazza scomparsa tre giorni prima.
Il vecchio si alzò, aprì lo zaino e ne tirò fuori il portafoglio. Controllò la patente, soffermandosi per qualche secondo sulla fotografia della ragazza, poi rimise tutto nello zaino e continuò a cercare. In una tasca laterale trovò un braccialetto sottile. Lo osservò per un momento e lo posò accanto al nuovo piatto, poi tornò a capotavola e riprese a mangiare.
Nel suo piatto restava ancora un grosso pezzo di coscia. Su un lembo di pelle rimasto attaccato alla carne si distingueva un piccolo tatuaggio. Una rosa.
Il vecchio ne tagliò un altro boccone e lo portò alla bocca.

