Dramma realistico

Il cane che aspettava Carlo

Ritratto pittorico di un cane dal pelo marrone e crema che guarda verso l’alto, realizzato con pennellate materiche e colori caldi

Da quasi nove anni Bruno riconosceva il rumore dell’auto di Carlo prima ancora che arrivasse davanti al cancello. Appena lo sentiva, si alzava dalla coperta, attraversava il corridoio e si sedeva davanti alla porta. Poco dopo la chiave girava nella serratura e la coda cominciava a battere sul pavimento.

Poi, un martedì di novembre, Carlo non tornò più.

Per qualche settimana la famiglia continuò a lasciare scorrere le giornate come poteva. Sua moglie ripose alcune cose negli armadi, il figlio veniva più spesso a cena e nessuno ebbe il coraggio di spostare le scarpe rimaste vicino all’ingresso. Bruno sembrava accorgersi di tutto. Eppure, verso l’ora in cui Carlo rientrava di solito, si alzava dalla coperta e andava ad aspettarlo davanti alla porta, anche se fuori non si sentiva arrivare nessuna automobile.

Passarono i mesi. La casa cambiò lentamente e perfino le scarpe di Carlo finirono in una scatola. Quell’abitudine, invece, rimase. Ogni sera Bruno raggiungeva l’ingresso e aspettava qualche minuto con lo sguardo rivolto verso la maniglia.

Una sera il figlio di Carlo si sedette accanto a lui. Gli mise una mano sulla testa e rimase in silenzio per un po’.

«Non torna, vecchio mio.»

Bruno lo guardò, poi appoggiò il muso sulla sua gamba.

La sera successiva tornò comunque davanti alla porta.

Forse non aspettava più davvero di sentir girare la chiave. Forse quello era semplicemente il posto in cui, per qualche minuto al giorno, Carlo continuava a far parte della sua vita.



Condividi sui tuoi social

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *