I figli di Teresa vivevano ormai per conto proprio, ma passavano spesso a trovarla. Da tempo pensavano che l’orto le costasse troppa fatica: ogni estate la vedevano piegata tra i filari a legare le piante, togliere le erbacce e raccogliere i pomodori, con le mani gonfie e le ginocchia che ormai le facevano male anche per salire le scale.
Le proposero di vendere il terreno al vicino, che da tempo voleva comprare quella parte dell’orto. Teresa li ascoltò e disse soltanto che ne avrebbero riparlato dopo la raccolta.
Ogni mattina usciva presto con il cane e tornava a casa quando il cesto era pieno. Una parte dei pomodori finiva nelle conserve per l’inverno, mentre gran parte del raccolto non restava mai a lungo in casa. I figli avevano sempre pensato che Teresa lo regalasse a qualche conoscente del paese.
Un sabato sua figlia Anna arrivò senza avvertire e trovò Teresa accanto a un uomo che stava caricando alcune cassette di pomodori sull’auto. Anna pensò che la madre avesse iniziato a vendere il raccolto di nascosto, ma Teresa le spiegò che quell’uomo lavorava per una piccola associazione del paese.
Anna guardò le cassette già sistemate nel bagagliaio e capì che dell’orto aveva visto soltanto la fatica.
Da tre anni, ogni settimana, quell’uomo passava a ritirare parte del raccolto per distribuirlo alle famiglie del paese che avevano difficoltà a fare la spesa. Teresa non ne aveva mai parlato perché non le sembrava di fare qualcosa di speciale. Coltivava più di quanto le servisse, sapendo che ciò che raccoglieva avrebbe aiutato qualcun altro.
Quella sera Anna telefonò ai fratelli. Del terreno non parlarono più.
La primavera successiva furono loro a preparare l’orto, sistemare i filari e aiutarla con le nuove piante di pomodoro.

