Walter viveva al Morrison Hotel da quasi un anno quando, un pomeriggio del 1969, trovò alcuni ragazzi davanti all’ingresso e un uomo con una macchina fotografica che continuava a spostarsi per cercare l’inquadratura giusta. Non ci fece molto caso. In quella parte di Los Angeles passava gente di ogni genere e Walter aveva imparato presto a non fare domande. Entrò nell’atrio, ritirò la posta e si sedette sulla poltrona vicino alla finestra aspettando che liberassero il passaggio.
Poco dopo i quattro entrarono e si sistemarono dietro la vetrata. Il fotografo cominciò a scattare in fretta. Uno di loro, quello con i capelli più lunghi, sembrava attirare naturalmente l’attenzione. Walter lo riconobbe vagamente, forse da una fotografia vista su un giornale, ma non riuscì a ricordarne il nome. Tutto durò pochi minuti. Quando se ne andarono, l’atrio tornò quello di sempre. Walter salì nella sua stanza e non pensò più a quei ragazzi. Qualche mese dopo lasciò l’hotel e si trasferì dall’altra parte della città.
Passarono gli anni. Un pomeriggio entrò in un negozio di dischi per comprare un regalo a suo nipote. Mentre aspettava alla cassa, vide una copertina esposta su uno scaffale e si avvicinò.
Dietro la vetrata del Morrison Hotel c’erano gli stessi quattro uomini di quel pomeriggio. Walter riconobbe prima la poltrona, poi l’ingresso, infine il ragazzo dai capelli lunghi: Jim Morrison. Rimase a guardare la copertina per qualche secondo. Quel giorno era stato a pochi metri da loro e aveva pensato soltanto che gli stessero intralciando il passaggio.
Prese il disco dallo scaffale. Quel pomeriggio non poteva immaginare che quelle fotografie sarebbero finite sulla copertina di un album destinato a lasciare un segno nella storia della musica.

