Elias aveva appena trasmesso alla batteria l’ordine ricevuto dal comando quando qualcosa nelle coordinate gli sembrò familiare. Aprì la mappa sul tavolo e le controllò. Indicavano Valdoro, il piccolo paese che aveva attraversato quella mattina e dove aveva visto civili trovare riparo nelle case rimaste in piedi e alcuni feriti sistemati in una scuola.
Richiamò subito la batteria per fermare l’ordine, ma riuscì appena a dire che c’era un errore prima che un’esplosione interrompesse la linea. Provò ancora. Il telefono restò muto. Mancavano pochi minuti all’apertura del fuoco e alla batteria stavano già preparando i cannoni.
Elias afferrò il foglio con l’ordine e partì lungo la trincea di comunicazione, stringendolo nel pugno per non perderlo. Corse nel fango, facendosi largo tra soldati e barellieri che riportavano indietro i feriti, mentre le esplosioni continuavano a scuotere il terreno. Poco più avanti una parete della trincea era franata sotto il bombardamento, riempiendo il passaggio di terra e detriti. Per continuare dovette risalire sul terreno scoperto e raggiungere più avanti un altro tratto della trincea.
Fu allora che sentì un cannone sparare alle sue spalle.
Elias accelerò. Quando raggiunse la batteria aveva il fiato corto e il fango fino alle ginocchia. Corse verso l’ufficiale responsabile, gli mise davanti il foglio e gridò che le coordinate erano sbagliate. L’uomo controllò la mappa e ordinò immediatamente di fermare i cannoni.
Più tardi Elias tornò verso Valdoro. Una casa ai margini del paese era stata colpita e dal tetto saliva ancora fumo. Il resto del villaggio era in piedi.
Elias rimase a guardare il paese. Aveva impedito il bombardamento, ma non il primo colpo.

