Il motore tossì due volte, perse giri e si spense. Nico provò subito a riavviarlo, controllò il carburante e aprì il vano, ma dopo dieci minuti aveva soltanto le mani sporche d’olio e la barca si era già spostata molto più di quanto avrebbe voluto. Provò ancora una volta, quasi per ostinazione, poi lasciò perdere.
La costa era ancora visibile. All’inizio questo lo tranquillizzò, ma dopo qualche minuto capì che si stava allontanando. Prese il telefono e controllò il segnale. Non c’era campo, ma provò comunque a chiamare senza riuscire a contattare nessuno. Nella borsa aveva soltanto mezza bottiglia d’acqua. A bordo c’era anche la pagaia corta che teneva per le emergenze.
Cominciò a remare verso terra, ma dopo quasi mezz’ora aveva le braccia indolenzite e la costa era ancora più lontana. Nonostante le pagaiate, la corrente lo stava trascinando quasi nella direzione opposta. Si fermò per bere un sorso e capì che continuare a remare contro quella forza avrebbe significato soltanto consumare le energie.
Nico posò la pagaia sul fondo della barca e guardò la costa. Molto più a sud vedeva un tratto roccioso nella stessa direzione in cui la corrente lo stava trascinando. Non era il punto da cui era partito, ma era comunque terra.
Aspettò ancora qualche minuto, poi ricominciò a remare cercando di sfruttare la corrente invece di contrastarla. Il sole era ormai basso quando arrivò finalmente su quel tratto di costa rocciosa. Nico scese con l’acqua fino alla vita e trascinò la barca fino agli scogli.
Rimase seduto sulle rocce per qualche minuto, cercando di riprendere fiato. La strada costiera era ancora lontana e avrebbe dovuto camminare per ore.
Ma sotto i piedi non c’era più il mare.

