Andrea e Luca si fermarono a pochi metri dal ponte. In più punti mancavano alcune assi, una delle funi laterali era spezzata e il vento faceva oscillare tutta la struttura sopra la gola. Dall’altra parte il sentiero continuava. Tornare indietro avrebbe significato perdere due giorni e, con la tempesta in arrivo, forse rinunciare del tutto.
Decisero di attraversare uno alla volta, ma prima pensarono anche a come sarebbero tornati indietro. Luca fissò la corda a due solidi ancoraggi nella roccia e Andrea si legò all’altra estremità. Una volta raggiunta la sponda opposta avrebbe preparato un secondo ancoraggio e teso la corda sopra la gola. Se il ponte avesse ceduto, quella sarebbe rimasta la loro unica possibilità di ritorno.
Andrea avanzò lentamente, controllando con cautela la tenuta di ogni asse prima di appoggiarci tutto il peso. A metà della traversata una tavola cedette. Il piede scivolò nel vuoto e il corpo si sbilanciò di lato, ma la corda lo trattenne. Rimase sospeso per qualche secondo, poi riuscì ad afferrare la fune laterale, trovare un nuovo appoggio e risalire sul ponte.
Quando raggiunse l’altra sponda, Andrea preparò il secondo ancoraggio nella roccia e vi fissò la corda, mettendola in tensione sopra la gola. Solo allora fece cenno a Luca di partire. Luca si agganciò alla corda e avanzò lentamente sul ponte. Quando mancavano pochi metri all’altra sponda, una raffica fece oscillare la struttura e lo costrinse ad aggrapparsi alle funi. Rimase fermo finché il ponte smise di muoversi, poi completò gli ultimi passi e raggiunse Andrea sulla roccia.
Luca aveva appena raggiunto l’altra sponda quando una delle funi principali del ponte cedette. La struttura si piegò su se stessa e parte delle assi precipitò nella gola.
Andrea e Luca rimasero a guardare ciò che ne restava. Tra le due sponde c’era ormai soltanto la corda che avevano fissato.

