Post-apocalittico

L’ultima altalena

Altalena solitaria in un paesaggio deserto dopo la fine del mondo

Qualunque cosa fosse accaduta, ormai si era persa nella memoria di una terra vuota. Le città si erano svuotate, e poi erano scomparse. Le luci si erano spente una dopo l’altra e, con il passare degli anni, il vento aveva cominciato a cancellare ciò che gli uomini avevano lasciato. Le strade erano state ricoperte dalla polvere, i tetti erano crollati e persino i cartelli lungo le vie avevano perso nomi che nessuno avrebbe più letto.

Anche il piccolo parco ai margini della pianura scomparve lentamente. Le panchine cedettero, lo scivolo fu inghiottito dalla sabbia, la giostra crollò su un fianco e qualche stagione dopo sparì anch’essa. Dell’erba che un tempo circondava i giochi non rimase nulla. Alla fine sopravvisse soltanto un’altalena, inclinata ma ancora in piedi sotto il cielo silenzioso.

Per decenni il sedile restò immobile. Le catene si coprirono di ruggine e la sabbia si accumulò attorno ai sostegni. Poi, una mattina, l’altalena cominciò a oscillare. Non c’era vento. Sulla pianura non si muoveva nulla, eppure il sedile continuava ad andare avanti e indietro con il ritmo regolare di qualcuno che si stava dondolando. Le catene cigolavano a ogni movimento.

Quando infine si fermò, nella polvere sotto il sedile c’erano due piccole impronte, profonde come se fossero state lasciate pochi istanti prima. Intorno, però, il terreno era intatto: nessuna traccia arrivava fino all’altalena e nessuna se ne allontanava. Durante la notte il vento tornò a soffiare sulla pianura e la mattina seguente le impronte erano scomparse.

L’altalena oscillò ancora una volta, lentamente, poi tornò immobile e non si mosse mai più. Nessuno era rimasto per chiedersi chi avesse lasciato quelle impronte o da dove fosse arrivato.



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