Kael aveva lasciato il cerchio rituale meno di un’ora prima. Sulla schiena portava il tatuaggio tracciato durante la consacrazione: linee nere che partivano dalle spalle e scendevano lungo la colonna vertebrale. Da quel momento era un apprendista sciamano. Per ricevere definitivamente il ruolo doveva superare la prova.
Gli anziani lo condussero fino al canale di pietra che attraversava la scogliera e terminava in mare aperto. Oltre l’imboccatura, tra le rocce battute dalle onde, cresceva un’alga che compariva soltanto durante le mareggiate d’autunno. Kael avrebbe dovuto raggiungerla, strapparne un ciuffo con le proprie mani e riportarlo a riva. Uno degli anziani gli porse una corda. «Questa serve per tornare. Il resto dipende da te.»
Kael se la legò alla vita ed entrò nel canale. Il primo tratto fu semplice, poi un’onda lo colpì alle ginocchia e lo fece cadere. Si rialzò e continuò ad avanzare. Il tatuaggio cominciò a scaldarsi sulla schiena e il bruciore aumentò a ogni passo. Quando arrivò l’onda successiva, Kael tese una mano verso la parete per reggersi.
L’acqua rallentò davanti a lui, rimase sospesa per pochi istanti e si aprì ai suoi lati prima di proseguire lungo il canale. Kael fissò il mare, incredulo, mentre dalla riva gli anziani osservavano in silenzio. Riprese ad avanzare. Il tatuaggio bruciava sempre più forte e le onde sembravano perdere forza quando raggiungevano il punto in cui si trovava.
Arrivò all’imboccatura, entrò in acqua e nuotò per una decina di metri nel mare agitato. Poi si immerse. Sul fondale individuò l’alga, la strappò con entrambe le mani e tornò verso il canale. Quando raggiunse la riva sollevò il ciuffo davanti agli anziani.
Il più vecchio lo guardò a lungo, poi spostò gli occhi verso il mare.
«La prova era raccogliere l’alga. Fermare le onde non faceva parte del rito.»

