Viktor raggiunse la stazione meteorologica poco prima delle undici di sera. Da tre giorni trasmetteva valori anomali, accompagnati da brevi interferenze che si ripetevano ogni notte alla stessa ora. Il centro di ricerca gli aveva chiesto di controllare l’impianto. Lasciò il fuoristrada alla fine della strada sterrata e percorse a piedi l’ultimo tratto fino allo spiazzo isolato tra le montagne.
Il generatore funzionava e l’impianto non mostrava danni. Viktor controllò i collegamenti e la centralina senza trovare nulla che spiegasse le anomalie. Mancavano pochi minuti alle 23:17, l’ora in cui le interferenze si erano presentate nelle tre notti precedenti. Collegò il portatile e aspettò.
Alle 23:17 sullo schermo comparvero sette impulsi. Dopo una pausa ne arrivarono altri sette, come nelle registrazioni precedenti. Questa volta, però, seguì una terza serie. Nello stesso momento una luce apparve sopra le montagne. Si avvicinò rapidamente e una grande struttura scura si fermò sopra lo spiazzo. Non aveva ali né produceva alcun rumore. Viktor indietreggiò. Dal centro dell’oggetto partì un fascio luminoso che lo avvolse. Provò a correre, ma i piedi si sollevarono da terra. Salì verso la struttura mentre la stazione diventava sempre più piccola sotto di lui.
Viktor riprese conoscenza accanto all’antenna e al portatile. Il cielo cominciava a schiarire e l’orologio segnava le 5:42. Ricordò il fascio e si alzò di scatto, terrorizzato. Guardò il cielo, poi controllò il proprio corpo. Non aveva ferite, ma non ricordava nulla delle ultime sei ore. Provò più volte a ricostruire cosa fosse accaduto lassù, senza riuscirci.
Vide il portatile ancora acceso e controllò i dati. Alle 23:17 comparivano le tre serie di impulsi, seguite da quasi sei ore di silenzio. Alle 5:41 era stato registrato un ultimo segnale: un solo impulso.
Viktor guardò il cielo ormai vuoto. Le interferenze non erano state un guasto. Qualcuno aveva cercato di stabilire un contatto.

