Noir

Debito di gioco

Interno di un bar americano d’epoca con jukebox, bancone, sgabelli e vecchie insegne pubblicitarie

Nel 1958 Eddie lavorava come bookmaker clandestino alla periferia di Chicago. Usava un piccolo bar come punto d’incontro: i clienti arrivavano per bere, ascoltare il jukebox e lasciargli le puntate sulle partite del fine settimana.

Negli ultimi mesi Eddie aveva cominciato a giocare anche per conto proprio. All’inizio aveva usato i suoi guadagni, poi aveva iniziato a prendere soldi dalle scommesse che avrebbe dovuto consegnare. Una serie di sconfitte lo aveva lasciato con un debito di tremila dollari verso Frank Dorsey.

Alle nove Frank entrò nel bar. Non ordinò nulla. Disse a Eddie che sarebbe tornato a mezzanotte e che, se non avesse trovato il denaro, avrebbe chiuso la questione a modo suo.

Eddie quel denaro non lo aveva.

Un’ora dopo arrivò Claire. Non la vedeva da quasi due anni. Un tempo avevano avuto una relazione, ma adesso stava con Frank. Gli disse che Frank era in una bisca a pochi isolati da lì. La sua Buick era parcheggiata nel vicolo sul retro e nel bagagliaio c’erano gli incassi delle scommesse della settimana.

«Io lo tengo occupato. Tu prendi la borsa.»

Eddie la fissò. «Perché dovresti aiutarmi?»

Claire sorrise. «Perché anch’io ho un conto da chiudere con lui.»

Aspettò qualche minuto, poi uscì dal bar e trovò la Buick dove aveva detto Claire. La borsa era nel bagagliaio e i soldi c’erano davvero. Tornò nel locale, si sedette al tavolo che usava abitualmente e contò tremila dollari. Poi richiuse la borsa e la tenne accanto alla sedia, aspettando mezzanotte.

Alle undici e quaranta entrarono due poliziotti. Frank Dorsey era stato trovato morto in un vicolo poco distante. Qualcuno aveva visto Eddie vicino alla sua automobile meno di un’ora prima.

Uno degli agenti indicò la borsa accanto alla sedia. «Quella l’ha presa dalla Buick di Frank Dorsey?»

Eddie guardò verso la porta. Claire non arrivò.

Dal jukebox partì un altro disco.

Lo aveva incastrato.



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