Mandò di nuovo l’acqua, come nei racconti del diluvio presenti in tante religioni del mondo.
Non arrivò dal mare e non furono i fiumi a uscire dagli argini. Comparve nelle biblioteche, nei templi, nelle moschee, nelle chiese, nei monasteri e ovunque fossero custoditi libri religiosi. Scorreva sui pavimenti senza bagnare muri, mobili o persone. Cercava soltanto i libri.
Le prime immagini fecero il giro del mondo in pochi minuti. Bibbie gonfiate dall’acqua, Corani ridotti a fogli bianchi, Torah illeggibili, Veda dissolti, Sutra cancellati riga dopo riga. Ogni comunità religiosa aspettò che il fenomeno si fermasse davanti ai propri testi.
Non accadde.
Per ore sacerdoti, imam, rabbini, monaci e fedeli cercarono di salvare ciò che potevano. Chiusero i libri nelle casseforti, li portarono sui tetti, li avvolsero nella plastica. L’acqua arrivava dovunque e si materializzava dal nulla.
Entro sera non rimase una sola copia leggibile dei testi sacri e delle opere costruite intorno a essi.
Il giorno dopo iniziarono le accuse. Alcuni parlarono di un’arma sviluppata da qualche potenza straniera, altri di una punizione divina diretta contro gli avversari. Ma nessuno riusciva a spiegare perché ogni religione fosse stata colpita nello stesso modo.
Nei giorni successivi tentarono di ricostruire i testi a memoria. Studiosi e religiosi confrontarono ricordi, registrarono testimonianze e riscrissero interi capitoli. Ogni notte l’acqua tornava. Cancellava i nuovi libri, distruggeva le registrazioni e rendeva illeggibili persino i file salvati sui computer.
Un anziano sacerdote provò allora a scrivere una sola parola su un foglio.
Dio
Aspettò. Il foglio rimase asciutto.
Aggiunse una seconda parola.
L’acqua comparve sulla pagina e sciolse l’inchiostro.
Il sacerdote rimase a guardare il foglio bianco. Capì allora che Dio non stava cancellando se stesso. Stava cancellando ciò che gli uomini avevano costruito in suo nome.

