Soprannaturale

Il corridoio dei dannati

Corridoio buio con figure umane che emergono dalle pareti gridando

Quando saltò la corrente, Ethan si trovava nel seminterrato dell’edificio. Le luci d’emergenza avrebbero dovuto accendersi, ma il corridoio rimase completamente buio. Tirò fuori il telefono e attivò la torcia. Il fascio illuminò pochi metri, poi lo schermo si spense e non riuscì più a riaccenderlo. Rimase fermo, cercando di orientarsi. Conosceva bene il corridoio e sapeva che le scale erano a pochi passi. Decise di raggiungerle seguendo la parete.

Avanzò lentamente, con una mano tesa davanti a sé e l’altra appoggiata al cemento. Nel buio il corridoio gli sembrava molto più lungo del solito. Poi urtò qualcosa. Era morbido. Caldo. Per un istante pensò di aver trovato qualcuno. «Ehi?» La cosa davanti a lui cominciò a urlare. Ethan indietreggiò, ma subito un secondo urlo esplose alla sua sinistra, poi un terzo. In pochi secondi decine di voci riempirono il corridoio.

La luce si accese all’improvviso. Ethan vide uomini e donne emergere dalle pareti dal busto in su, con le mani protese e la testa piegata all’indietro. Gridavano tutti insieme. Alcuni cercavano di muoversi, ma il cemento li stringeva come se fossero cresciuti dentro il muro.

Poi la luce si spense di nuovo. Tutte le voci tacquero, ma Ethan continuò a gridare nel buio.

Provò a correre, ma non riuscì a muovere le gambe. Tentò di sollevare le braccia. Anche quelle erano bloccate. Continuò a dibattersi finché perse ogni cognizione del tempo.

Quando la luce tornò, le urla ricominciarono tutte insieme. Ethan vide di fronte a sé i corpi che emergevano dalla parete opposta. Abbassò lo sguardo e capì. Il suo torso sporgeva dal cemento come quello degli altri; sotto la vita, il corpo scompariva nel muro.

Alla sua destra e alla sua sinistra, decine di volti urlavano verso il soffitto. Cercò di muovere le braccia, ma il cemento lo teneva fermo.

Era diventato uno di loro e urlò con gli altri.



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