La sirena antincendio cominciò a suonare mentre Marcus lavorava nell’archivio sotterraneo. Lasciò le scatole sul pavimento e raggiunse il corridoio di evacuazione. Il suono dell’allarme rimbalzava sulle pareti e rendeva difficile persino pensare. Davanti a lui una successione di cartelli EXIT indicava la stessa direzione. Accelerò il passo, temendo che il fumo potesse raggiungere anche il piano interrato.
Superato il primo cartello EXIT, sentì uno scatto alle spalle. Si voltò e vide che si era spento. Continuò. Accadde di nuovo con il secondo, poi con il terzo. Pensò che l’incendio avesse danneggiato l’impianto elettrico e aumentò l’andatura. Dopo una decina di cartelli cominciò a preoccuparsi. Il corridoio continuava perfettamente diritto, senza porte né deviazioni. Davanti a lui gli EXIT si susseguivano fino a confondersi in lontananza; alle sue spalle rimaneva soltanto il buio. La sirena continuava a risuonare senza interruzione.
Marcus iniziò a correre. Superò altri cartelli e ognuno si spense pochi secondi dopo il suo passaggio. Il respiro diventò affannoso e la paura dell’incendio lasciò spazio a qualcosa che non riusciva a spiegare. Conosceva le dimensioni dell’edificio: avrebbe dovuto essere già fuori da parecchio tempo. Guardò avanti cercando una porta, una scala, qualsiasi interruzione, ma vide soltanto pareti e altre scritte EXIT illuminate.
Poi la sirena tacque. Marcus rallentò istintivamente. Dopo tutto quel frastuono, il silenzio gli sembrò ancora più minaccioso. Si fermò per ascoltare, sperando di sentire voci, passi o qualcuno dei soccorritori. Non arrivò nulla. In quel momento un cartello molto più avanti si spense. Un secondo si spense subito dopo, poi un terzo. Gli scatti si avvicinavano mentre il buio avanzava verso di lui. Marcus indietreggiò finché l’ultimo EXIT rimasto acceso si spense.
Rimase immobile nel buio, cercando di controllare il respiro. Poi, molto più avanti nel corridoio, qualcosa iniziò a strisciare.

