Soprannaturale

Le notti senza luna

Veduta aerea di un quartiere urbano coperto da una nebbia molto fitta, con tetti, campanili e piani superiori degli edifici che emergono sopra lo strato bianco

Nel quartiere della nebbia, quello costruito vicino al fiume, il calendario lunare era appeso accanto agli orari degli autobus, nelle scuole e all’ingresso dei negozi. Nessuno aveva bisogno di spiegare il perché. Nelle notti di luna nuova la nebbia cominciava a salire poco dopo il tramonto, prima dall’acqua e poi dalle strade più basse, finché, visto dall’alto, del quartiere restavano visibili soltanto i tetti e i piani superiori degli edifici.

Un’ora prima chiudevano i negozi, gli ultimi autobus lasciavano la zona e le famiglie controllavano che tutti fossero rientrati. Porte e finestre venivano serrate. Dopo l’arrivo della nebbia nessuno usciva, nemmeno quando si sentiva bussare.

Tutto era cominciato molti anni prima, quando una notte di luna nuova dodici persone non erano tornate a casa. Nei mesi successivi era successo ancora: qualcuno usciva per raggiungere il portone accanto, cercare un cane scappato o rientrare pochi minuti dopo l’arrivo della nebbia, e al mattino non c’era più. Nessun corpo, nessun vestito, nessun oggetto personale. Con il tempo gli abitanti avevano imparato a riconoscere altri segni: impronte troppo lunghe per appartenere a un uomo, graffi sui portoni, rumori nei cortili e passi che si fermavano dall’altra parte delle finestre. Da allora, quando la nebbia arrivava, nessuno apriva più la porta.

Gli abitanti raccontavano di aver visto figure muoversi tra le automobili, sotto i portici e negli ingressi delle case. Nessuno riusciva a descriverle nello stesso modo. C’era chi parlava di esseri curvi, chi di corpi altissimi, chi sosteneva che sapessero imitare le voci.

Durante una notte senza luna qualcuno bussò alla porta dei Ferri chiamando Anna con la voce di suo figlio. Nessuno nella casa si mosse. Il ragazzo era seduto con loro in cucina.

Per quasi un’ora la voce continuò a chiamarla dal corridoio, sempre con lo stesso tono, sempre più piano. Poi smise.

All’alba la nebbia si ritirò. Davanti alla porta non c’era nessuno, ma sul legno, all’altezza del viso, qualcuno aveva inciso una sola parola.

Anna.



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